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Inauguriamo lo spazio dedicato all'autobiografia con un breve racconto di Mariangela Gallazzi, invitiamo i lettori ad approfondire la sua conoscenza sul blog da lei creato e gestito con tanta passione http://trudy.myblog.it/

Mariangela ora vive in uno degli appartamenti protetti di “Cena dell'amicizia”. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia, un lungo percorso per riscattarsi dall'emarginazione.



"Nei primi anni della mia vita sono stata molto coccolata da mia nonna, con cui vivevo serenamente e andavo a casa ogni tanto a trovare i miei genitori. Purtroppo la nonna morì quando  frequentavo la terza elementare e così dovetti rientrare a casa, scontrandomi con una dura realtà che non conoscevo.

Mia madre beveva e litigava spesso con mio padre. Così iniziarono i malesseri e i disagi che mi causarono problemi di salute e a scuola. Avevo spesso delle convulsioni ma nessuno ne capiva la causa. Tutti i tentativi di cure fallirono. Successivamente morì anche mia madre quando ero in prima media e quindi rimasi in casa  con mio padre e mia sorella.

Mio padre abusò di me.

Nonostante questo fu assolto, io comunque venni allontanata da casa e sistemata in un collegio di suore dove rimasi sino al compimento della maggiore età. Furono anni difficili perché le suore non erano affatto affettuose e nessuno mi supportò psicologicamente. Dopo breve tempo dall'uscita dal collegio ripresi i contatti con mia sorella perché aveva dei problemi, ma la cosa non funzionò così mi trovai un posto fisso come baby-sitter. La famiglia era accogliente, la signora mi accompagnava persino alle udienze in tribunale.

Quando poi i bambini crebbero mi trasferii a Milano, una città che mi affascinava. Chiesi aiuto ad una parrocchia e iniziai a fare la sacrestana, successivamente trovai un altro posto come baby-sitter fissa, ma i genitori litigavano in continuazione e io stavo troppo male. Così me ne andai e trovai alloggio nelle casa albergo del comune Daniels' Palace, dove conobbi un uomo dolcissimo, Paolo. Ma quando fu chiusa per ristrutturazione e dovetti trasferirmi in un pensionato, Paolo (che nel frattempo si si era ammalato)  tornò da sua madre provocando così la fine della nostra relazione. Incontrai poi un altro uomo, del quale impiegai molto tempo a capire quale fosse la sua vera natura e i motivi per cui stava con me: sfruttarmi per ottenere soldi. Gli pagai le spese della casa, che diceva di aver preso per me, ma un giorno non ce la feci più e dopo l'ennesima discussione per una richiesta di denaro, scappai da lui una mattina presto. Persi tutto, ma alcune persone mi fecero capire che mi era rimasto molto: la mia libertà e il mio lavoro in un impresa di pulizie, quindi ero indipendente. Andai alla “Casa delle donne” ma lì ebbi problemi con la mia coinquilina di stanza e sua figlia allora neonata....Così arrivò la grande opportunità della mia vita: entrare in un appartamento della Cena dell'amicizia. Ho ricominciato a vivere, sono rinata grazie a questa casa. Ora sono serena, mi segue una psicoterapeuta e il percorso di recupero è quasi terminato. Manca solo una casa mia, ma al lavoro e “in Cena” mi stanno aiutando a trovarla. Ne ho passate tante, ma ho avuto anche la fortuna di aver incontrato molte persone generose che mi hanno aiutata, insieme a loro, alla mia volontà e all'amore per la vita, sono riuscita a superare le vicissitudini.

Mariangela Gallazzi, autobiografa



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