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Recensione ai libri di Claudia Cangemi, giornalista e scrittrice




Le poesie di Claudia Cangemi, raccolte nel suo primo libro “Linea interrotta” ed. La Riflessione rappresentano una chiara dimostrazione del valore terapeutico della scrittura. In questi versi sciolti l’autrice si mette a nudo come nessuno ha fatto mai, mostrando una visione di sé limpida e senza ombre; la sofferenza, che l’accompagna nei suoi scritti, la considera feconda e generosa, un’amica che dona perle di tristezza e frutti dolceamari. La presenza del dolore e di supposti sensi di colpa  diventano il fulcro catalizzatore del principio di una considerazione di sé che nasce appunto dalle vicissitudini amare che l’hanno spinta sia a scrivere che a ri-considerare una vita spesa nel compiacere agli altri anche a discapito dei propri interessi. Sono poesie che rapiscono, che fanno cogliere quanto chi le ha scritte abbia usato come penna la schietta forza dei sentimenti. Nella lettura si ravvisa un certo ordine cronologico: i prodromi della tempesta, alla tempesta e ad un timido sole che fa capolino in un cielo ancora denso di nuvole.

Max Bonfanti




Di sole e di ombra ed. Amico Libro il titolo del secondo libro di Claudia Cangemi, un florilegio poetico che ci introduce immediatamente nel luogo degli opposti dove la poesia nasce nel suo passaggio tra luce e tenebra e si mostra a noi lettori. I versi sgorgano dalla sfera infrarazionale del desiderio, il desiderio di esistere e superare il dolore per ri-tornare fiduciosi alla vita. Anche per questo sono terapeutici. Le parole poetiche nascono dalla sofferenza interiore della poetessa, ma non si limitano alla catarsi del cuore bensì si allargano alla condivisione generosa con gli altri. L’autrice non vive il dolore in solitudine, o quanto meno non solo, ma sente imponente il bisogno di condivisione con le persone e il pianeta stesso. Dal travaglio poetico nascono versi di sensibile impatto, brevi, istantanei, ricchi di significato e di passione che sanno colpirti là nella zona più intima, dove ognuno ha delle antiche cicatrici. La poesia sa trasformare chi la scrive e chi la legge.

Maria Giovanna Farina


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