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Riflessioni inviate da Taira Breda

studentessa del Master per consulenti filosofici Università di Verona

L'intervento all’Università di Verona della dott.ssa Farina, nel ruolo di filosofa e consulente filosofico, ha suscitato in me diverse riflessioni, che mi piacerebbe ora esprimere, oltre ad avermi chiarito l’importante funzione che la filosofia può avere nella pratica quotidiana.

La filosofia non è un sapere riservato agli specialisti, ma può raggiungere tutti: ciò è possibile, ad esempio, durante una consulenza filosofica, quando questa disciplina diventa un mezzo per aiutare gli altri a vivere meglio. Essa diviene così uno strumento con cui poter affrontare le difficoltà della vita, capace di accendere quel lumino che tanto ricerchiamo nei momenti bui della nostra esistenza: la filosofia, infatti, è in grado di fornire risposte, seppur momentanee ed in continua evoluzione (perché il filosofo non smette mai di interrogarsi) alle intricate domande che l’esperienza umana porta con sé. La filosofia è capace di parlare all’anima dell’uomo, non solo al suo intelletto, poiché non si limita all’analisi della componente umana fisica o mentale, ma le trascende, ponendosi le domande più intime e profonde dell’essere uomo, ovvero un’entità complessa formata non solo da ciò che l’occhio fisico può vedere, ma da molteplici pensieri, sentimenti, emozioni, legami relazionali.. Può fare questo attraverso il linguaggio, mezzo di relazione quotidiano utilizzato anche nella consulenza, che ha una funzione formativa a livello dell’anima. Esso è rivestito da una forte responsabilità: basti pensare a quanto può fare bene in alcuni momenti e male in altri. Per questo ritengo che il linguaggio vada utilizzato con la consapevolezza del potere che ha nei confronti delle persone. «L’inesattezza del linguaggio non è soltanto un errore in se stessa, ma fa del male anche alle anime» afferma Socrate nel Fedone, mentre ammonisce Critone dicendo che egli in realtà non sarà il cadavere che rimarrà in seguito all’assunzione della cicuta, ma se ne andrà verso sedi felici. La filosofia nella mia esperienza di vita è diventata un mezzo per comprendere l’altro: questa disciplina mi ha reso capace di svestirmi dai miei panni per indossare quelli del prossimo, senza tuttavia privarmi della mia identità, ma permettendomi di riuscire ad andare incontro all’altro utilizzando i suoi stessi mezzi espressivi. Ritengo che non si possa comprendere l’altro osservandolo da distante ed incasellando le sue caratteristiche nelle nostre categorie mentali, spesso chiuse a compartimenti stagni. Non penso sia possibile utilizzare gli stessi occhiali per osservare tutti, dato che ogni persona è un individuo diverso dagli altri; ecco che la filosofia, disponendo dei mezzi di scienze differenti, di cui è la madre, riesce a guardare l’uomo da diverse prospettive. Il filosofo è colui che ricerca la sapienza per l’amore dello stesso sapere; non vi è quindi solo l’elemento razionale proprio della ragione, ma anche quello passionale, che ricercano concordemente il suo oggetto, ossia la verità, attraverso un percorso infinito. Per seguire questa strada risulta fondamentale l’altro, capace di portare l’elemento contraddittorio, il quale può, inizialmente, mettere in crisi la nostra tesi, ma successivamente dimostrarsi quello scalino su cui poter elevare il proprio essere e sviluppare ulteriormente la nostra posizione. Infatti una tesi diventa più forte se riesce ad affrontare e confutare ciò che le si contrappone: da ciò possiamo capire l’importanza dell’altro nella nostra esistenza, la quale non può essere esclusivamente un percorso del singolo, ma è il procedere di un essere umano all’interno della comunità di suoi simili, seppur diversi. È la diversità dell’altro che arricchisce noi stessi, non la similarità. L’esperienza umana ci mostra diversità radicali fra gli uomini, probabilmente irriducibili. Ma queste, se accolte con la fiducia nell’altro, potranno essere una fonte rinnovabile della nostra crescita e saranno in grado di rappresentare il motivo di progresso dell’uomo. Il dialogo utilizzato per comprenderci non è una verifica unilaterale in cui si risponde ad alcune domande, ma è un percorso di crescita a cui partecipano entrambe le parti. Nel confronto fra gli uomini, ad esempio quello che può avvenire in una consulenza filosofica, penso ci possa essere un reciproco arricchimento. Il paziente si confida e viene aiutato; il filosofo utilizza i suoi strumenti di conoscenza per sollevare i turbamenti dell’altro. In questo modo egli risponde al suo compito, alla responsabilità che la conoscenza porta con sé, e così facendo percorre un passo in più verso la propria felicità e lo fa percorrere a sua volta anche al paziente, capace di trovare le risposte che tanto ricercava. In sostanza, la filosofia può disporre degli strumenti adatti a trovare, o per lo meno ricercare, le risposte ai quesiti che ci poniamo durante la nostra esistenza; proprio perché ha la capacità di spaziare attraverso i più disparati ambiti del sapere, può fornire sempre quella goccia di verità, di cui l’uomo necessita per natura al fine di riuscire a cicatrizzare le lacerazioni di cui il percorso vita consente, purtroppo, di fare esperienza. Questo perché non può esserci crescita senza la fatica di percorrere la salita; non si può sapersi rialzare se prima non si è caduti; non si possono superare le difficoltà prima che queste si presentino. Ci penserà la vita a porre gli ostacoli nel nostro cammino, noi non possiamo fare altro che cercare di superarli, anche grazie alla filosofia, se vogliamo vivere e non morire. Infine, anche la rivista «L’accento di Socrate» mi ha fornito spunti di riflessione: essa è riuscita a coinvolgere molteplici arti, di cui sono molto appassionata avendo vissuto nel mondo della musica in modo attivo come musicista per passione. La giuda conduttrice della rivista è ancora una volta la filosofia, definita «l’opera d’arte più alta» nel Fedone di Platone. Di essa si occupò a tempo pieno Socrate durante tutta la sua vita, e lo fece anche per rispondere alla visita di un frequente sogno che gli portava il seguente messaggio: “componi ed esegui musica (μουσική)”. Quest’ultima, nel mondo greco, rinvia all’arte che sta sotto la protezione Muse, ovvero ad ogni cultura dello spirito o artistica. Mi sembra quindi che la rivista riproponga a suo modo l’antica musiké, riuscendo a far dialogare musica, poesia, pittura e filosofia. Ritengo molto utile e fecondo questo dialogo interdisciplinare, poiché appare capace di mettere in risalto i numerosi punti di contatto fra le diverse arti, oggi troppo svalutate e subordinate ad altro. A mio avviso, invece, esse sono uno dei caratteri distintivi dell’uomo, con le quali è capace di esprimere il bello ed emergere dall’enorme massa della natura di cui fa parte.

Taira Breda, studentessa di Filosofia all'Università di Verona



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